L’ansia è una previsione negativa, la preoccupazione riguardo la possibilità che eventi dolorosi o dannosi possano accadere. Il terapeuta cognitivo agisce a vari livelli. Egli chiede al paziente cosa esattamente teme e di quali eventi ha paura. Poi si accerta in maniera più dettagliata come e quando potrebbero verificarsi questi eventi.

Chiede poi al paziente di riflettere introno alla reale probabilità che questi eventi si verifichino e alla gravità di questi eventi, ai danni reali che questi eventi potrebbero arrecare. Questa è la parte di trattamento più legata alla realtà esterna, a eventi concreti più o meno dannosi.

Lavorando su questi parametri, è possibile sdrammatizzare molte delle disgrazie e delle sciagure temute dal paziente. Si può riflettere, ad esempio, su come un certo evento calamitoso non sia così probabile, o addirittura è molto improbabile. Si può riflettere sul concorso di circostanze che rendono l’evento possibile o pericoloso, e su quanto questo concorso sia probabile.

Il passo successivo è riflettere sul perché questi eventi temuti potrebbero verificarsi e sul perché essi sarebbero così dolorosi o catastrofici. Si tratta di un passo avanti verso l’interiorità, anche se non si può definire ancora un passo definitivo.

Scopriremo, quindi, che per la persona sofferente l’evento è pericoloso non solo in sé, come evento dannoso, ma soprattutto perché egli se ne ritiene responsabile. O perché egli ritiene che dipenda da una sua imperfezione, da un suo errore. O anche perché ritiene che, sebbene la probabilità dell’evento sia bassa, per lui o lei è tuttavia intollerabile la sua semplice possibilità, il fatto che possa avvenire.

Potrà riferire che, sebbene egli/ella si renda conto che l’evento in sé non è poi così materialmente dannoso tuttavia per lui/lei è comunque soggettivamente troppo sgradevole sopportare quell’evento. Pensiamo per esempio a certe situazioni lievemente imbarazzanti, ma temutissime da alcuni.

Si tratta di valutare e considerare le convinzioni della persona sofferente che fanno sì che un certo evento sia temuto non per il suo valore di danno materiale ma come evento soggettivamente sgradevole.

Valutando queste convinzioni si attraversa una regione intermedia tra mondo esterno e mondo interiore. Eppure anche le reazioni interiori possono essere sottoposte a critica. Anzi, si tratta di un passaggio fondamentale, in un certo senso il vero inizio della terapia. In questo caso non si tratta più di riflettere su quel che potrebbe accadere, ma su come il paziente interpreta quel che potrebbe accadere.

Il tragitto, in genere, si conclude sugli stati interiori del paziente e sulla loro descrizione, con il fine di valutare il reale livello di sofferenza del paziente, la possibilità di ripensare questi stati d’animo in misura meno minacciosa e terrificante.

Insomma si tratta di promuovere la convinzione di poter tollerare gli stati di sofferenza emotiva, oltre a diminuirne la portata ristrutturandoli.

BIBLIOGRAFIA:

Giovanni M. Ruggiero